Allarme acqua in bottiglia: diversi i lotti contaminati ritirati in tutto il paese

Il primo caso è stato quello che ha visto protagonista Acqua Sant’Anna, ma molti altri episodi si sono verificati in tutta la penisola. L‘ultimo il 21 settembre 2018.

Ritirati lotti contaminati di acqua in bottiglia

Contaminazione da tricloroetilene, idrocarburi aromatici in quantità superiori a quelle consentite per legge oppure presenza di particelle sospette, queste sono solo alcune delle problematiche riscontrate, in Italia, su diversi lotti di acqua imbottigliata di differenti marchi, che hanno costretto le autorità a disporne il ritiro immediato.

Il primo allarme è scattato il febbraio 2017 quando i supermercati Auchan decisero il ritiro dagli scaffali, a scopo precauzionale, di centinaia di bottiglie d’acqua Sant’Anna per una possibile alterazione organolettica. I clienti allora, avevano dichiarato che non appena aperta, l’acqua aveva emanato un cattivo odore. L’azienda produttrice, Fonti di Vinadio Spa, dopo aver escluso qualsiasi episodio di contaminazione della fonte, aveva attribuito il mutamento dell’odore alla scorretta conservazione delle bottiglie e ad un probabile shock termico.

Anche l’acqua minerale San Benedetto ha subito una sorte simile, con il richiamo lo scorso giugno di un lotto, su ordine del Ministero della Salute, per la presenza consistente di idrocarburi aromatici nell’acqua potenzialmente pericolosi per la salute umana. Dopo un attento controllo di tutte le fonti del gruppo, la Società ha parlato di un fenomeno limitato a poche bottiglie ed esterno ai cicli produttivi aziendali.

Ultimo in ordine di tempo (21 settembre 2018) il caso di alcuni lotti d’acqua Fonte Itala che le autorità hanno ritirato dal commercio per la presenza di tricloroetilene oltre il limite consentito. Normalmente questo solvente, conosciuto anche come trielina, viene rapidamente assorbito attraverso il tratto gastrointestinale e, tramite la circolazione sanguigna, passa nei tessuti, nel fegato, nei reni e nel sistema nervoso centrale. Il composto viene eliminato dal corpo principalmente attraverso l’aria espirata o le urine, ma ad alte concentrazioni può causare seri danni alla salute.

Tutti i rischi dell’acqua imbottigliata

Nonostante i controlli costanti e le rassicurazioni da parte delle aziende, via via che gli allarmi si ripetono, viene spontaneo chiedersi cosa beviamo e se davvero ci possiamo fidare della qualità dell’acqua in bottiglia. Se poi, ai casi di contaminazione, aggiungiamo anche i rischi dovuti ad un cattivo stoccaggio delle bottiglie in PET, il timore è più che giustificato.

Alcuni studi, infatti, evidenziano come il PET se sottoposto a temperature elevate per un certo periodo di tempo, rilasci delle sostanze chimiche (antimonio, bisfenolo A o BPA) nell’acqua. Tutte sostanze che se assunte per lunghi periodi di tempo, anche in percentuali bassissime, possono nuocere all’organismo. Naturalmente l’acqua in bottiglia di plastica, se conservata adeguatamente, e consumata prima della data di scadenza non fa male, purtroppo però le raccomandazioni delle case produttrici riguardanti trasporto e stoccaggio a volte non vengono rispettate, mettendo a rischio la nostra salute.

Fortunatamente la legge è dalla parte dei consumatori e sempre più spesso si rincorrono notizie di sequestri da parte dei NAS in tutta Italia: oltre al sequestro della merce è prevista anche una multa per il commerciante che conserva l’acqua destinata alla vendita in contenitori di plastica esposti al sole a prescindere dal tempo di esposizione. Per configurare il reato, infatti, basta accertare che siano state commesse delle azioni “idonee a determinare il pericolo di un danno o deterioramento dell’alimento”.

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